Mangiare salumi scaduti fa male? La risposta della medicina

La scadenza degli alimenti è un argomento molto dibattuto. Al riguardo, esistono due diciture: la prima è “da consumarsi preferibilmente entro il”, la seconda dicitura è, invece, “da consumarsi entro il”.

Anche se, in un primo momento, possa sembrare che il significato non cambi, in realtà tra le due diciture c’è una bella differenza.

  • Da consumarsi entro: indica la data oltre la quale il prodotto non è più adatto al consumo. Questo significa che dopo la presunta data l’alimento può essere fortemente dannoso per la nostra salute a causa della proliferazione batterica.
  • Da consumarsi preferibilmente entro:  indica che la data di scadenza non rappresenta una data limite. Il prodotto qualora venga consumato dopo la data di scadenza non sarà dannoso per la nostra salute. Ovviamente tutto ciò se il prodotto non presenta delle visibili alterazioni e quindi mantiene inalterate le sue qualità organolettiche e nutrizionali.

Ad ogni modo sarebbe sempre meglio non correre rischi inutili e  consumare tutti gli alimenti prima della data di scadenza.

Conseguenze dell’ingestione di cibo scaduto

Se si consuma cibo scaduto, possono manifestarsi alcuni sintomi ben riconoscibili, alcuni passeggeri come: mal di pancia e malessere generale. Altri sintomi sono più duraturi e persistenti, come: intossicazioni e infezioni alimentari. Vomito, diarrea, nausea e febbre sono i sintomi classici che possono insorgere dopo l’ingestione di alimenti scaduti o contaminati da virus, batteri o funghi.

Per quanto riguarda i salumi, sia quelli affettati freschi sia quelli confezionati devono essere consumati entro la data di scadenza riportata in confezione. Andare oltre la data di scadenza è sconsigliato dal momento che si possono contrarre intossicazioni e infezioni.

Nota bene: Molte persone ritengono che la tecnica migliore per riconoscere se un alimento sia scaduto o meno è quella di affidarsi all’olfatto. Tuttavia, la gente che ricorre a questa tecnica sicuramente non sa che  maggior parte dei batteri non ha un odore quindi annusare il cibo non è un buon metodo per determinare se sia commestibile oppure no. Quando succede che l’alimento abbia un odore alterato e anomalo, tendenzialmente acre, significa che l’alterazione da parte dei batteri o dei funghi è già in fase avanzata. Quindi mai andarli a consumare.

 

Affettati già confezionati

Tutti gli affettati già confezionati riportano sempre una data di scadenza ma, nel caso fosse saltata l’etichetta o non fosse più visibile, è necessario valutare diversi fattori:

  • odore dopo 5 minuti dall’apertura della confezione: se percepite un sentore acido, buttare via;
  • aspetto: se le fette sono secche o al contrario vischiose, buttare via.

Affettati freschi

Per gli affettati freschi, di norma è bene consumarli entro 3-4 giorni ma è necessario valutare i casi specifici:

  • anche in questo caso, l’odore deve essere profumo: alla minima traccia di acidità o sentore di muffa, buttare via;
  • aspetto: non solo le fette debbono risultare asciutte e morbide, ma non devono essere nemmeno ossidate come spesso capita, ad esempio, con il prosciutto crudo.

 

Tirando le somme, capiamo bene che la prevenzione è l’arma migliore per non ammalarci. Quindi, anche se oggi siamo protetti e tutelati da norme igieniche e sanitarie ben specifiche e da un’industria alimentare sempre all’avanguardia. è sempre meglio prestare molta attenzione e non fidarsi mai al 100%: niente come i nostri sensi può metterci in guardia!