Peste suina, rischio epidemia: Italia in allarme dopo i casi in Germania

Cresce l’allarme per il rischio dei contagi da peste suina africana nelle popolazioni di cinghiali e di maiali. Nelle ultime ore il ministro dell’agricoltura Teresa Bellanova ha adottato alcune decisioni e provvedimenti affinché l’Italia non si faccia trovare impreparata alla possibilità che la malattia, che parte dai cinghiali e rischia di arrivare agli allevamenti di maiali, possa arrivare nei nostri confini dopo l’emersione di casi in diverse zone della Germania.

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Peste suina nei cinghiali: Italia in allarme dopo i casi in Germania

Sale l’allerta anche in Italia per il rischio di sconfinamento della peste suina africana negli allevamenti di maiali per tramite dei cinghiali, con possibile provenienza dalla Germania e dalla Francia. Come si apprende da diverse fonti giornalistiche, infatti, in Germania il contagio tra gli animali si è esteso dalla regione di Brandeburgo, dove sembrava essere stato contenuto, alla Sassonia. E questo nonostante le misure di contrasto varate dalle autorità locali. L’istituto tedesco Friedrich Loeffler ha confermato che il 27 ottobre scorso un cinghiale ucciso nel distretto di Görlitz è risultato infettato dalla peste suina africana. La malattia non è pericolosa per l’essere umano ma lo è molto per i maiali, e la preoccupazione è diretta agli allevamenti che producono alimenti e che sono già in ambasce economiche per la pandemia – tutta umana, questa – di Covid19. Gli animali colpiti da peste suina africana muoiono in genere in pochi giorni.

Petra Köpping, ministro competente del Land della Sassonia, ha rinnovato il proprio appello agli allevatori della zona destinato alla protezione dei suini domestici e al perseguimento delle misure di biosicurezza. Le autorità tedesche, anche in questo caso, si dicono pronte ad affrontare emergenze, anche se la preoccupazione per il nuovo caso in Sassonia dopo i 116 del Land del Brandeburgo ha destato qualche timore. Timori che stanno trovando eco in Italia, geograficamente e commercialmente vicina alla Germania. Allertata dalle richieste degli allevatori italiani, il ministro dell’agricoltura Teresa Bellanova è intervenuta sulla questione con le seguenti parole: “Ho deciso di proporre un decreto legge per disporre l’adozione del Piano regionale di gestione e controllo delle popolazioni di cinghiali da parte delle Regioni, con le finalità di prevenire la diffusione della peste suina africana. Per affrontare responsabilmente la situazione, ho assunto un’iniziativa concordata con il Ministero della Salute, che ha la responsabilità di presentare ogni anno alla Commissione Europea un piano di intervento per il contrasto della Peste Suina Africana. Anche perché non è ancora risolto il problema in Sardegna dove la Peste suina africana è presente dal 1978, oltre al fatto che la malattia si sta pericolosamente avvicinando ai nostri confini, dopo i recenti casi in Belgio, quelli incerti in Francia e gli ultimi in Germania. Se dovesse arrivare in Italia non possiamo farci trovare impreparati”.

Il fronte per il contenimento della peste suina africana e la lotta ai contagi non è uniforme: nel nostro paese c’è chi chiede maggiore libertà di abbattimento dei cinghiali, ritenuti pericolosi non solo perché vettori del virus, ma perché sempre più invadenti negli ambienti urbani; e dall’altro lato chi spinge al rispetto delle norme igienico-sanitarie negli allevamenti, molto spesso ignorate. Tutto questo mentre organizzazioni internazionali del peso di FAO e OIE chiedono a tutte le componenti di impegnarsi nel contenimento per evitare che una delle fonti di sostentamento primarie, sia alimentari che economiche, per molti paesi, non venga messa a repentaglio.